BUON NATALE

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Nara

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Lasciando il santuario di Kasuga,

presso il  giardino di Isuien

la delicata grazia dei tuoi occhi

attraversò di stupore il mio sguardo,

assorto ancora nell’incenso del Nirvana.

La quiete serena del luogo

sembrava guidare il tuo passo leggero,

come un sika innocente

sull’erbetta ancora fresca di rugiada,

intanto che il mattino inondava  dei suoi  colori

i riflessi sinuosi della tua figura,

che composta e silenziosa procedeva oltre il lago.

Il ventaglio si richiuse lesto sul volto

al rumore discreto della mia presenza;

un pettine d’avorio ultimo indizio di te :

mi parve nel raccoglierlo  

di accarezzare una ciocca dei tuoi capelli,

e nello stringerlo tra le mani

mi parve  stringerti a me.

L’Abecedario dell’Anima

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“Oh Fortuna, velut luna semper variabilis” 

 

Zorba il greco  nel sirtaki

tempi e movimenti disegnò della passione;

Vino  rosso  come sangue ne irriga i sensi

dove  arde la pira perenne.

Uno, nessuno e centomila sono i suoi volti,

che   l’un nell’altro trasfigurano indefiniti

come un avvolgente e languido Tango.

Stille dorate come astri del firmamento ne ornano la pelle

e Raggi di luce  come gioielli rari vi rischiarano l’anima:

“Quiero morir en sus labios calientes” è il grido.

Il Pomo della concordia nel suo monte di venere,

ove Ospite agognato trova asilo il piacere:

Nomen nescio nudi sed signo nominis mei signabo.

Madre terra fecondata feconda secondo il suo Fattore,

e Libero rende chi per il suo frutto ancor rivive;

Ils sont les fleurs eternelle de la Jeunesse

qui chantent au rythme des saisons.

Il Giorno presto volgerà al tramonto,

e i sospiri lasceranno il posto alla tenerezza;

Fedeli come i sogni, i pensieri riposeranno nei pensieri

ed Euridice abbraccerà finalmente Orfeo.

La Danza delle virtù allieterà l’ultimo viaggio,

il Candore dello spirito  sempre anelante

il Bisogno primordiale di perfezione:

AMORE CHE MOVE IL SOLE E L’ALTRE STELLE.

Codici di geometrie esistenziali

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L’antico Pioppo che a Pietramelara schietto

ti tenne per mano presago

ti ha riconosciuta.

“Ben torni ormai;

Perché non scendi?

Perché non ristai?

Fresca è la sera e a te noto è il cammino.

Oh sièdi a la mia ombra odorosa,

Senti già dal mare il maestrale: ira non ti serbo de le sassate tue!

Nidi porto ancor di rusignoli: le passere la sera intreccian voli a me d’intorno 

e la vecchia campanella squilla già. Oh resta qui!”

Libera trasposizione in libero pensiero

Autunno……..eccoti!

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C’è chi va in Letargo……chi si rinchiude in Sestessoebuttavialachiave………chi Parte………chi……..se ne va o già è andato via senza salutare………Io resto…….indosso gli scarponi…….i pantaloni di fustagna ormai lisi, la giacca da caccia……..e me ne vado a respirare………….porto al pascolo i pensieri………e li lascio liberi di sgambettare……… .Io resto al mio posto…….nonostante tutto.

Refoli……….

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Dimmi della catena che ti ancora all’oggi

quando la chiusi ti parve leggera,

 lasciai un leggero dolore di fondo

 ti tenne sospesa…

ricordi la sensazione…

 legò il passaggio del tempo al tuo sentire.

 Ascolta il mio tono diventare tuo…

 ti afferra le viscere…con un morso

è un attimo inconoscibile di ciò che accade

 ti lascia o ti dona al dolore…

io sono lì costantemente…

 sospesa con la mente…. in quell’attimo immenso…sono io… (A)

Ver te

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Chiudo gli occhi.

Spalanco porte su spazi arditi .

In bilico tra i sensi annuso la mia vita.

Su una corda tesa srotolo i pensieri.

Sentimenti anoressici fluttano nel vuoto.

La luce del silenzio mi invade ed io mi lascio attraversare.

Tenaci ragnatele imprigionano le mie idee.

Ancora lontano è il mio Iperuraneo,

ma Tu o Stella guida i miei passi confusi.

 

………messaggio in bottiglia………

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………………rieccomi nuovamente alla deriva, sperduto sotto il sole di agosto come sono solito trovarmi ogni anno. La risacca ammutolisce il mare e fa risuonare la mia solitudine. L’acqua fa capolino tra gli interstizi dei tronchi di questa misera zattera e lo straccio issato a mo’ di vela rivela tutta l’insufficienza di questa esistenza. La mano affondata,  di tanto in tanto si chiude con l’illusione di stringere qualcosa: sento un refolo leggero passare tra i capelli e mi illudo che sia una carezza.

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Nel bel mezzo della scoscesa china  che insospettatamente mi conduce  verso il giudizio della Divinità; partecipando una notte della Luce inconversevole delle intelligenze angeliche che da sempre avverto incombenti su di me, che, sebbene trattenuto ancora qui col mio corpo greve e sempre più corrotto, tuttavia mi sento testimone di un piccolo miracolo, un raggio di quella possente Luce sembra far capolino tra le tenebre ed una nuda verità richiude le sue ali su di me: L’Amore è cieco, sordo e muto. L’Amore non si  sceglie, siamo noi a essere scelti dall’Amore. L’Amore è inaspettato, inopportuno, destabilizzante. Non vorremmo mai amare, eppure il ricordo di chi ci ha amato ci accompagnerà per sempre. L’Amore è un’irrealizzabile utopia, è fonte di sofferenza e pena. Nulla possiamo; l’unica salvezza è abbandonarsi alle emozioni che suscita in noi. A qualunque costo.

Le nuvole

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Come un bambino testardo

con gli occhi fissi al cielo

lontano spingo lo sguardo

oltre i pensieri, oltre il gelo

di questo inverno greve e severo.

Di multiformi arabeschi vestite,

in variopinti caroselli protese,

le nuvole paion volgersi a me impietosite

con parole ferme e modo  cortese,

come a scuotermi nel profondo. 

Ora per modulate forme,

ora in pentagrammate altezze,

chiedono e stupiscono in torme 

delle  commiserate mie tristezze.

Cirri delusi e corrucciati

con l’indice ver me puntato,

biasimano i tesori miei dilapidati;

nel mentre Cumulinembi  indulgenti

leggendo tra le rughe i  giorni  andati,

le mie segrete pene  ai quattro venti

paion disperdere  in mulinelli alati.

Ed io……..per loro rimiro un pò di cielo,

e torno a sperare in un tempo migliore

come quando  all’ombra dell’antico melo

oltre nuvole barocche scoccavo il mio stupore,

al sole sorridendo ormai  spoglio  del gelo

bello di  lusinghe e  rifiorito vigore,

che ogni mia vaghezza, generoso alimentava .

Pacta sunt servanda……..sed…….quid tempestates autumni et sidera dicam?”

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