“Oh Fortuna, velut luna semper variabilis”
Zorba il greco nel sirtaki
tempi e movimenti disegnò della passione;
Vino rosso come sangue ne irriga i sensi
dove arde la pira perenne.
Uno, nessuno e centomila sono i suoi volti,
che l’un nell’altro trasfigurano indefiniti
come un avvolgente e languido Tango.
Stille dorate come astri del firmamento ne ornano la pelle
e Raggi di luce come gioielli rari vi rischiarano l’anima:
“Quiero morir en sus labios calientes” è il grido.
Il Pomo della concordia nel suo monte di venere,
ove Ospite agognato trova asilo il piacere:
Nomen nescio nudi sed signo nominis mei signabo.
Madre terra fecondata feconda secondo il suo Fattore,
e Libero rende chi per il suo frutto ancor rivive;
Ils sont les fleurs eternelle de la Jeunesse
qui chantent au rythme des saisons.
Il Giorno presto volgerà al tramonto,
e i sospiri lasceranno il posto alla tenerezza;
Fedeli come i sogni, i pensieri riposeranno nei pensieri
ed Euridice abbraccerà finalmente Orfeo.
La Danza delle virtù allieterà l’ultimo viaggio,
il Candore dello spirito sempre anelante
il Bisogno primordiale di perfezione:
AMORE CHE MOVE IL SOLE E L’ALTRE STELLE.

