Lasciando il santuario di Kasuga,
presso il giardino di Isuien
la delicata grazia dei tuoi occhi
attraversò di stupore il mio sguardo,
assorto ancora nell’incenso del Nirvana.
La quiete serena del luogo
sembrava guidare il tuo passo leggero,
come un sika innocente
sull’erbetta ancora fresca di rugiada,
intanto che il mattino inondava dei suoi colori
i riflessi sinuosi della tua figura,
che composta e silenziosa procedeva oltre il lago.
Il ventaglio si richiuse lesto sul volto
al rumore discreto della mia presenza;
un pettine d’avorio ultimo indizio di te :
mi parve nel raccoglierlo
di accarezzare una ciocca dei tuoi capelli,
e nello stringerlo tra le mani
mi parve stringerti a me.

